ANGELO SIGNORELLI

ANGELO SIGNORELLI

Dati anagrafici

Nome e Cognome: Angelo Signorelli

Data nascita: 17/08/1926

Luogo nascita: Grumello del Monte

Stato civile: Non conosciuto

Detenzione

Tipo deportato: Non conosciuto

Esito

Esito: Non conosciuto

Biografia

Angelo Signorelli - Nato il 17 agosto 1926 a Grumello al Monte in provincia di Bergamo. Residente a Monza in via Bengasi 4, oggi divenuta via S.Alessandro. Svolgeva l'attività di operaio modellista per fusioni alla Falck Unione Famo. Fu l'operaio deportato più giovane del gruppo con i suoi diciassette anni. Matricola a Mauthausen: 59141. Lavorò alla costruzione di Gusen II e nella cava di Gusen I dove si scavava sempre, in qualsiasi condizione metereologica, e nessuno aveva mai resistito per più di tre mesi. Signorelli, con altri italiani coetanei, venne salvato dallo schreiber della cava, il contabile o segretario, che una mattina nel conteggiare i deportati che si accingevano al lavoro estrasse tutti quelli sotto i diciotto anni, dichiarando che erano troppo giovani per essere impiegati alla cava. Il gruppo dei ragazzi fu così utilizzato per i lavori di giardinaggio attorno alle residenze delle SS e dei soldati della Wehrmacht di Gusen; il nemico numero uno continuava però ad essere la fame. Anche per la denutrizione Angelo Signorelli fu colpito dalla diarrea che, in genere, nei lager conduceva quasi sempre a morte. Fu ricoverato nel revier e per sua fortuna dopo una settimana ne uscì guarito. Durante la sua permanenza a Gusen passò ancora altre due volte dall'infermeria riuscendo sempre a cavarsela. Fu poi adibito al Kartoffelkommando, il gruppo di prigionieri adibito al lavoro pesante di scarico delle patate dai vagoni merci e al loro stoccaggio nelle buche da loro stessi scavate; venne in seguito comandato per altri faticosi lavori agricoli. Sopravvisse alla fine del nazismo e dei campi di sterminio e, per poco, non andò ad infoltire la massa dei deportati morti dopo la liberazione a causa delle condizioni estreme a cui era giunto. Passò parecchi giorni in un ospedale da campo americano in stato d'incoscienza; i medici gli salvarono la vita con la penicillina. Angelo Signorelli
Deportati Lombardia
Nato a Grumello del Monte (Bergamo) il 17 agosto 1926, deceduto a Monza il 6 dicembre 2010, operaio, sopravvissuto ai Lager nazisti, esponente dell'ANED.
Aveva soltanto 17 anni quando, operaio alla Falck Unione di Sesto San Giovanni, Angelo Signorelli aveva partecipato, con il fratello Giuseppe, di due anni più vecchio, allo sciopero generale del marzo 1944 contro i fascisti e contro gli occupanti tedeschi ( per il sessantesimo anniversario di quegli scioperi aveva partecipato alle celebrazioni, a Sesto San Giovanni, anche il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi).

La protesta operaia del marzo ’44 si era conclusa da quattro giorni, quando a casa dei Signorelli si presentarono i militi fascisti, che arrestarono i due fratelli e li rinchiusero nel carcere di San Vittore. Da quel momento Angelo divenne un numero, come ha raccontato in un volumetto pubblicato nel 1995 a cura dell’ANED di Sesto, con il contributo dei sindacati unitari dei pensionati di Monza e della Brianza, e che ha, appunto, per titolo “IT 59141: a Gusen il mio nome è diventato un numero”.

Angelo, infatti, fu deportato a Mauthausen e di lì trasferito nel sottocampo di Gusen, dove, con il triangolo rosso e la targa cuciti sulla blusa, visse il suo calvario sino a quando non fu liberato dagli Alleati, il 5 maggio 1945.

Rientrato in Italia il 27 giugno dello stesso anno, dopo alcuni mesi di cure, Signorelli riuscì a riprendersi e nel dicembre tornò al suo posto di lavoro alla Falck. Nella fabbrica è rimasto sino all’aprile del 1981, quando è andato in pensione.

Con il tempo libero dal lavoro, Signorelli si è fatto scrittore nella sua casa di Monza e, soprattutto, testimone di un’esperienza durissima. Per anni ed anni, infatti, Angelo Signorelli (che nel 2000 era tornato al Lager di Gusen, nella ricorrenza del cinquantacinquesimo della Liberazione), è andato nelle scuole per parlare ai giovani del nazifascismo, dei campi di sterminio, della Resistenza e per educarli alla democrazia. Con la sua scomparsa, se ne è andato colui che era considerato “la bandiera” dell’ANED di Sesto-Monz
Il libro che racconta la sua storia di deportazione A Gusen il mio nome è diventato un numero pubblicato nel 1985 a cura della sezione Aned di Sesto S.Giovanni e Monza, rappresenta la testimonianza più dettagliata e toccante della sorte non solo sua ma di tutto il gruppo degli operai monzesi arrestati il 12 marzo; il testo è presente in gran parte delle biblioteche brianzole ed è auspicabile, per chiunque, la sua lettura per conoscere ancora meglio il vero significato della parola "deportazione" e come questa sia stata pesante e presente anche nel territorio della Brianza.

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