GUIDO VALOTA

GUIDO VALOTA

Dati anagrafici

Nome e Cognome: Guido Valota

Data nascita: 03/12/1905

Luogo nascita: Bariano

Padre: Stefano Valoti

Madre: Assunta Corti

Professione: Attrezzista - Breda Aeronautica.

Stato civile: Non conosciuto

Detenzione

Tipo deportato: Non conosciuto

Data arresto: 14/03/1944

Luogo arresto: Sesto San Giovanni

Esito

Esito: Deceduto

Biografia

Valota Guido, nato il 3 dicembre 1905 a Bariano (Bergamo), arrestato a Sesto San Giovanni il 14 marzo 1944, detenuto nel carcere di San Vittore -deportato nel campo di concentramento di Mauthausen, arrivato il 20 marzo 1944, matri-cola 59186, mestiere dichiarato: meccanico; de-centrato a Gusen (sottocampo di Mauthausen) il 24 marzo 1944, rientrato a Mauthausen il 15 apri-le 1944, decentrato a Schwechat-Floridsdorf (sot-tocampo dipendente da Mauthausen) il 16 apri-le 1944 - deceduto a Vienna l’11 aprile 1945, at-tualmente sepolto a Mauthausen (Austria) - cimi-tero internazionale (reparto italiano) - posizione tombale da richiedere al ministero della Difesa.
Nato il 3 dicembre 1905 a Bariano, in provincia di Bergamo. Negli anni ’20 si trasferisce a Sesto San Giovanni per motivi di lavoro: prima assunto alla Falck siderurgica, poi alla Breda Aeronautica, come attrezzista. Nel 1942 è obbligato dalla Falck ad andare a lavorare alla BMW di München per un lungo periodo.
Guido suona il violino da autodidatta e dopo il lavoro insegna musica ad alcuni allievi.
Dopo l’8 settembre 1943 si impegna più attivamente nell’antifascismo, contabilizzando su fogli clandestini la registrazione dei soldi ricevuti dall’organizzazione “Soccorso Rosso”.
È arrestato di notte in casa dai fascisti, il 14 marzo 1944, dopo gli scioperi avvenuti in tutta l’Italia del Centro Nord a partire dal 1 di marzo. Incarcerato prima a San Vittore, poi a Bergamo alla caserma Umberto I, è consegnato ai Nazisti per essere deportato. Il 20 marzo 1944 viene immatricolato a Mauthausen con il numero 59186. Dapprima è trasferito a Gusen, ma nel successivo mese di aprile inviato con molti altri a Wien Schwechat – l’aeroporto della città – dove rimane fino al grande bombardamento degli alleati del 26 giugno. Ai primi di luglio è di nuovo trasferito, prima a Wien Hinterbrühl, per lavorare nelle grotte di Mödling, poi a Wien Floridsdorf, dove lavora nelle cantine della birreria Gambrinus alla costruzione di parti di aerei Heinkel.
Il 1 aprile 1945, il sottocampo è evacuato e Guido parte con migliaia di deportati da Wien in direzione di Mauthausen. Marce chiamate dai deporti “della morte” perché fatte a piedi per circa 30 km al giorno, dormendo all’addiaccio, senza mangiare, trainando i beni dei Nazisti. Il 5 o 6 aprile, nei pressi di Steyr, Guido si lascia andare, un Nazista gli strappa il numero di matricola cucito sulla divisa e frantuma col tallone dello stivale il braccialetto con la matricola e gli spara un colpo alla nuca. Sarà il suo compagno di marcia e sopravvissuto Adamo Sordini a raccontare a Giuseppe Valota gli ultimi istanti di vita di suo padre.

Allegati

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