ANGELO FOPPOLO

ANGELO FOPPOLO

Dati anagrafici

Nome e Cognome: Angelo Foppolo

Luogo nascita: Sconosciuto

Stato civile: Non conosciuto

Detenzione

Tipo deportato: Non conosciuto

Esito

Esito: Non conosciuto

Biografia

Angelo Foppolo, come mi ha scritto il figlio Vito, preside in pensione dell’Istituto Turoldo di Zogno, è “nato in località Balconcello, un tempo Comune di S. Gallo, ora di S. Pellegrino, il 23.12.1920 da una famiglia poverissima di contadini e boscaioli. Avevano una mucca, ma non abbastanza prato per alimentarla, per cui andavano per i boschi a raccogliere l’erba delle radure. A 12 anni era già in Francia con un gruppo di boscaioli del suo paese a tagliare legna e a fare il carbone. Quando venne chiamato per la leva militare nel marzo 1939 era in Francia a lavorare: già si parlava della possibile entrata in guerra dell’Italia contro la Francia. Il suo padrone lo invitava a restare, promettendogli che lo avrebbe favorito e protetto. Lui, al contrario del fratello che rimase, rientrò in Italia. È arruolato nel 78° fanteria dal 18.3.1940 e viene schierato sul fronte francese. Per malattia viene mandato in licenza di convalescenza nell’agosto del 1943 e dopo l’8 settembre non si presenta al richiamo in servizio e resta renitente. Dal giugno 1944 si aggrega alla Brigata Partigiana Fratelli Calvi della formazione Fiamme Verdi della Valle Imagna, comandata da Dami (don Antonio Milesi), originario di S. Pellegrino e curato dell’oratorio di Villa d’Almè. Era nel distaccamento comandato dal suo futuro cognato Gufo (Beppe Licini) e aveva per lo più il compito di trasportare i rifornimenti ai diversi distaccamenti e nei trasferimenti con i muli o gli asini. Il suo nome di battaglia era William. Come fatto d’arme partecipò al disarmo di un fascista a Dossena. Fu catturato dalla G.N.R. per la soffiata di una spia il 22.11.1944 in località Sussia di S. Pellegrino (assieme ad Angelo Panzeri) durante un trasferimento con altri 7 partigiani della stessa formazione: due morirono sotto le torture e gli altri 6, tra cui lui, furono deportati in Germania. Arrivò al campo di Brandemburg nel dicembre 1944 e successivamente fu portato nel lager di Hildesheim dove venne fatto lavorare in una fabbrica e dove rimase fino alla liberazione. Alla sua famiglia avevano detto che era stato fucilato nelle campagne attorno a Bergamo; solo con il rientro dei primi deportati la sua famiglia seppe che era ancora vivo in Germania. Rientrò nell’agosto del 1945: magrissimo e malato, di una malattia ai polmoni che lo tormentò per tutta la vita; per questo gli fu anche riconosciuta l’invalidità per causa di guerra. Morì il 3 marzo 2003”.