MARCO RINALDI

MARCO RINALDI

Dati anagrafici

Nome e Cognome: Marco Rinaldi

Data nascita: 01/07/1919

Luogo nascita: Brembilla

Stato civile: Non conosciuto

Detenzione

Tipo deportato: Non conosciuto

Esito

Esito: Non conosciuto

Biografia

Marco Rinaldi nasce il quel dei “Fienili” del Cerro da Lorenzo “Mincio”, noto per la conosciuta “Costa del Mincio”, e da Pesenti Maria, il 1° Luglio 1919. Sesto e ultimo figlio, nasce dopo la fine della grande guerra e successivamente al ritorno del padre Lorenzo, anch’egli chiamato alle armi per combattere la prima guerra mondiale e fortunatamente rientrato sano e salvo.
Ancora bambino perde due fratelli a causa del tifo e divenuto ormai un baldo giovanotto nel 1939 effettua il servizio di leva e il 14 Marzo 1940 viene chiamato alle armi presso il 5° Reggimento Alpini Battaglione Tirano. Nel Novembre 1940 parte da Brindisi alla volta dell’Albania sul piroscafo Avellino, sbarcando a Durazzo di li a pochi giorni. Terminata la campagna greco-albanese ritorna a Bari nel giugno 1941. Dopo un periodo di circa due anni alternato da licenze e mobilitazioni sul territorio, combatte nella campagna di Russia e viene rimpatriato nella primavera del 1943.
Si susseguono alcuni mesi in cui di lui non si hanno notizie, risulta smarritosi, fintanto che l’8 Settembre 1943 viene catturato dai tedeschi e condotto in Germania come prigioniero di guerra per essere destinato al lavoro coatto in una fabbrica, quasi certa metalmeccanica, a Flensburg.
A seguito della fine della guerra rientra definitivamente in Italia il 25 Agosto 1945 e finalmente il 1° Novembre 1945 viene congedato illimitatamente. Citiamo anche il fratello Bortolo, classe 1915, che subirà una sorte simile, ma che per sua fortuna, verrà fatto prigioniero sull’isola di Creta per qualche mese e rientrerà definitivamente dalla guerra nell’Aprile del 1943.
Dai suoi pochi racconti, in quanto persona riservata e che non amava raccontare gli orrori vissuti, emergono le difficoltà di quel periodo, la paura, la pesantezza dei ricordi: la mamma, che andava molto spesso pregando in silenzio e a piedi nudi al Santuario della Cornabusa, per chiedere conforto e grazia alla Madonna, quando seppe del ritorno dei soldati sopravvissuti alla guerra, scese verso il paese con la speranza di ritrovare il figlio vivo; incontrandolo per la strada non lo riconobbe…presumibilmente era talmente cambiato e deperito che nemmeno colei che l’aveva creato, seppe ritrovarlo come lo aveva salutato speranzosa e con il cuore straziato.
In altre circostanze ricordo le sue parole “mangiavamo le bucce (rosche) delle patate che la notte sottraevamo ai maiali che accudivamo perché la fame era tanta e non ci davano niente da mangiare”; “durante la campagna russa, sotto una copiosa neve, un compagno venne ferito e cadde..mi implorava di aiutarlo “Marco aiutami, Marco non lasciarmi indietro..”; dovetti lasciarlo li a morire per salvare la mia pelle..o io o lui”, “il freddo era molto pesante e i piedi erano sempre congelati”.