GIOVANNI CATTANEO

GIOVANNI CATTANEO

Dati anagrafici

Nome e Cognome: Giovanni Cattaneo

Luogo nascita: Terno d'Isola

Stato civile: Non conosciuto

Detenzione

Tipo deportato: Non conosciuto

Esito

Esito: Non conosciuto

Biografia

Artigliere Giovanni Cattaneo

Mio padre non è stato un eroe. Mio padre, Giovanni Cattaneo, nato il 29 agosto 1920 a Terno d’Isola in provincia di Bergamo, è mancato il 20 febbraio 2014 e per ricordarlo vorrei esprimere parole non di circostanza. Apparteneva alla 33ª Btr. artiglieria contraerea da 20 mm di stanza a Corfù.Come molti dei superstiti ha cominciato a raccontare della guerra molti anni dopo, solo quando noi figli, già adulti, gli chiedevamo di raccontarci la sua esperienza. A me, nata diversi anni dopo la guerra, che ritenevo l’eroismo in guerra un nobile ideale e supremo valore, rispondeva “Ma quali eroi! Ma se siamo stati bombardati anche dagli inglesi che erano diventati nostri alleati! Tutto quello che ho visto non aveva senso, e ho capito, come tutti gli altri, che quello che dovevo fare era cercare di salvare la vita. Ci sono riuscito, ma ancora adesso non so come sia potuto succedere”.
In diverse occasioni, ricordando le migliaia di suoi commilitoni e gli ufficiali assassinati a Cefalonia, parlava con sofferenza della carneficina, esprimendo le sue perplessità per la scelta fatta da alcuni ufficiali di attaccare i tedeschi, elogiava il comportamento prudente di Gandin che conosceva i tedeschi, sapeva bene che aggredendoli avrebbero reagito male. Secondo mio padre sarebbe stato necessario prima di tutto pensare a salvare la vita a tutti quei ragazzi. Diceva “La vita è importante” e sottolineava spesso la differenza tra i soldati tedeschi, che definiva come degli automi senza sensibilità e indifferenti di fronte al dolore, e i soldati italiani, giovani ragazzi tendenzialmente poco portati alla guerra e che non vedevano l’ora di tornare al loro lavoro e alle loro occupazioni: artigiani, contadini, operai, qualche impiegato. Nel suo diario dice….. Tra commilitoni ci si scambiava idee e si discuteva anche di politica. Dopo il 1942 abbiamo cominciato ad esprimere sfiducia per il fatto che la guerra cominciava ad andar male su tutti i fronti, la maggior parte di noi pensava che il duce avesse sbagliato alleandosi con Hitler….
Racconta ancora, ricordando quei giorni terribili…. Il 25 settembre, era di pomeriggio intorno alle 15/16 non ricordo l’ora esatta, dopo 10 minuti che le sirene avevano dato l’allarme si cominciò a sentire il rombo degli aerei che si avvicinavano. Scattato l’allarme, il nostro compito era di correre al pezzo e prepararci alla difesa. Gli stukas erano diretti proprio verso la contraerea, cioè verso di noi. Il rumore degli aerei si sentiva bene ma non era possibile individuarli subito, la cosa diventava possibile solo quanto iniziavano la “picchiata” e se ne cominciava a sentire il tipico ronzio. Erano 4, diretti proprio verso le nostre batterie. II primo di loro, suppongo il caposquadriglia, inizia la picchiata e sgancia le bombe che finiscono sulle mura e sulle rocce a circa 80/100 mt da noi. L’esito fu simile a quello di un terremoto, fummo avvolti da una nuvola di polvere e sassi, non riuscendo a vendere più nulla. Io continuai a sparare finché i proiettili finirono, solo in quel momento mi accorsi di essere rimasto solo, i miei compagni, quelli che prima si trovavano vicino al pezzo, impauriti e temendo di venire uccisi erano fuggiti per nascondersi senza farsi notare dal capitano. A quel punto, impaurito, mi alzai e corsi verso il rifugio. Mi trovai davanti però il capitano Bonali che grida ”Cattaneo dove vai?”. Ricordo che aveva la pistola in pugno puntata verso di me, io risposi “Signor capitano al pezzo sono rimasto solo, non c’è più nessuno”, mi disse “Torna al pezzo, vengo io a servirti le munizioni”. Infatti andò che io continuai a sparare mentre lui mi caricava le munizioni. Quando cessò l’allarme, io e il capitano ci guardammo e dissi, molto scosso “Signor capitano perché stiamo qui a farci massacrare in terra straniera?”, mi rispose con due parole “Questi sono gli ordini”.
Abbraccio mio padre, anche se non è stato un eroe ma solo un padre e lavoratore. Ivana Cattaneo

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