EVARISTO LOCATELLI

Dati anagrafici
Nome e Cognome: Evaristo Locatelli
Luogo nascita: Gorle
Stato civile: Non conosciuto
Detenzione
Tipo deportato: Non conosciuto
Esito
Esito: Non conosciuto
Biografia
Nato a Gorle il 26 gennaio 1916 da genitori Emilio e Giuseppina Chiappa, Evaristo Locatelli risiede in via Tremana 10 a Bergamo, dove esercita la professione di fotografo. Presta servizio militare come Caporal Maggiore presso la Guardia alla Frontiera, svolgendo per sei anni l'incarico di fotofonista in diverse località alpine e non solo: Bressanone, Males, Passo di Resia, Brennero, San Candido e Brescia.
Entra a far parte del gruppo clandestino guidato dall'architetto Arturo Turani, conosciuto come "Banda Turani". All'interno di questa formazione autonoma si occupa del reperimento di armi e munizioni, partecipando inoltre alla diffusione di materiale stampato illegale insieme ad altri compagni. Il 19 novembre 1943 viene catturato durante un'operazione nazifascista nell'abitazione di Turani in via Pignolo, che porta all'arresto di numerosi altri resistenti. Mentre alcuni vengono scarcerati dopo pochi giorni, Locatelli rimane in detenzione a causa di accuse più gravi: viene segnalato per il possesso di armi nella propria abitazione e per attività di propaganda antifascista, inclusa l'affissione notturna di manifesti sovversivi.
Durante la prigionia, prima del processo, subisce brutali torture presso la sede delle SS tedesche situata nel Convitto Baroni di via Pignolo (oggi sede universitaria).
Come testimoniato da Mario Breda, padre dei partigiani Vittorio e Vince, anch'egli arrestato: "Locatelli, che soffriva di asma e problemi cardiaci, fu costretto a rimanere in piedi per tre giorni in corridoio. Ogni volta che i militi delle SS passavano, gli sferravano violenti colpi alla nuca facendogli sbattere la fronte contro il muro. Dopo 20-25 ripetizioni di questo trattamento, crollò a terra sfinito. In quello stato venne interrogato sulla provenienza delle armi e sui membri della Turani: non pronunciò una sola parola, e per questo fu colpito con calci e sedie metalliche sulla testa."
Successivamente i prigionieri vengono trasferiti nel carcere di Sant'Agata. Il Tribunale militare tedesco emette le sentenze il 23 dicembre 1943: tre fucilazioni immediate (Cesare Consonni, Arturo Turani e Giuseppe Sporchia), mentre Locatelli, inizialmente condannato a morte, vede la pena tramutata in dieci anni di reclusione in Germania grazie a una richiesta di clemenza presentata dall'avvocato Corti e dal padre Emilio. Altri tre imputati vengono destinati alla deportazione (Roberto Pontiggia, Umberto Esposito ed Ettore Vachà, quest'ultimo deceduto nei campi di concentramento).
Deportato in Germania, Locatelli trascorre diciannove mesi nel carcere di Kaisheim in Baviera, fino alla liberazione da parte delle truppe americane durante la loro avanzata. Riesce così a scampare all'esecuzione di massa che i tedeschi stavano preparando per i detenuti. Fa ritorno a Bergamo attorno al giugno 1945 insieme agli altri prigionieri politici. Ottiene il riconoscimento ufficiale di Partigiano combattente della Banda Turani, con decorrenza dal 15 settembre 1943.
Nel periodo successivo alla Liberazione mantiene i contatti con gli ex-membri della banda Turani.
Evaristo Locatelli muore il 18 giugno 1957 nella sua abitazione a causa di miocardite. Viene inizialmente sepolto nel Cimitero di Bergamo, Campo E, posto 148. Nel dicembre 1967, dieci anni dopo la morte, la salma viene trasferita nelle Gallerie Avansera presso gli Ossari Minori, Campata Centrale destra (fila 8, posto 89), accanto ai genitori. Dopo l'estumulazione avvenuta nel novembre 2020, in occasione del 25 Aprile 2025 le sue spoglie vengono collocate nella tomba dei Partigiani.

