CARLO ROTA

CARLO ROTA

Dati anagrafici

Nome e Cognome: Carlo Rota

Data nascita: 15/11/1920

Luogo nascita: Almenno San Bartolomeo

Stato civile: Non conosciuto

Detenzione

Tipo deportato: Non conosciuto

Esito

Esito: Non conosciuto

Biografia

Rota Carlo, nato il 15 novembre 1920, deceduto il 23 settembre 1944 - attualmente sepolto a Fran-coforte sul Meno (Germania) - cimitero militare italiano d’onore - posizione tombale: riquadro f - fila 1 - tomba 16.
Carlo Rota (Almenno San Bartolomeo, 15 novembre 1920 - Lollar, 23 settembre 1944), soldato di Fanteria catturato dai tedeschi all'indomani dell'armistizio dell'8 settembre 1943 sul fronte albanese, nei pressi di Pristina. Deportato nel Terzo Reich in condizione di IMI per il lavoro coatto, è assassinato con una fucilata alle spalle da una zelante "camicia bruna" capo squadra delle SA che stronca il suo tentativo di fuga una volta scoperto nell'atto di appropriarsi di alcune patate dalla coltivazione adiacente al Lager. Carlo Rota è nato ad Almenno S. Bartolomeo il 15 novembre 1920 ed è morto a Lollar il 23 settembre 1944 a soli 23 anni. Era nella fanteria. Abitava in Albenza, Via Capedrizzi. Come racconta sua sorella Cecilia, fu arrestato dai tedeschi in Albania, vicino a Pristina, e deportato in Germania per il lavoro forzato. Nei lager nazisti la fame spingeva i prigionieri a cercare in ogni modo del cibo per poter sopravvivere. A Lollar, dove si trovava Carlo Rota, per far fronte ai furti nei campi adiacenti al lager fu istituita una "guardia rurale". Il 22 settembre 1944, il capo della SA, il fornaio Theodor Beckel, era in pattuglia. Nei pressi della baracca degli italiani, lui e un altro nazista di Lollar notarono tre lavoratori forzati che si dirigevano verso un campo di patate. Dopo un colpo di avvertimento, due italiani si arresero, mentre Carlo Rota cercò di nascondersi. Quando fu scoperto, Carlo tentò di fuggire, ma Beckel gli sparò alle spalle, colpendolo ai polmoni.
I due nazisti lasciarono Carlo, che stava dissanguandosi, nel campo e tornarono al villaggio "per chiamare la polizia". Carlo Rota morì quella stessa notte; i suoi compagni lo portarono nella loro sistemazione, ma non riuscirono a salvarlo. Passarono più di otto anni prima che si tenesse un processo per l’accaduto. Il crimine rimase completamente impunito davanti alla Corte d'Assise di Gießen: l'omicidio fu derubricato a "omicidio colposo" e il procedimento fu archiviato per prescrizione.

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