ARMANDO TESTA
Dati anagrafici
Nome e Cognome: Armando Testa
Luogo nascita: Sconosciuto
Stato civile: Non conosciuto
Detenzione
Tipo deportato: Non conosciuto
Esito
Esito: Non conosciuto
Biografia
Armando Testa nasce a Bergamo nel 1918. Quando l'8 settembre 1943 viene annunciato l'armistizio, è Sottotenente di fanteria del 78° Reggimento "Lupi di Toscana" e si trova con il suo reparto a Buccari, in Croazia. Assiste al crollo dell'esercito italiano: ordini confusi, soldati che fuggono in ogni direzione. Nel suo diario scrive: "lunghe colonne di uomini si dirigono a piedi e con ogni mezzo verso l'Italia. È una ritirata disordinata, è una disfatta".
La cattura e la scelta
Il 12 settembre a Pola viene arrestato dai tedeschi. Gli impongono tre opzioni: combattere con loro, collaborare, oppure rifiutare entrambe. Armando sceglie la terza via e diventa prigioniero. Inizia così un calvario di quasi due anni attraverso i lager nazisti.
L'odissea nei campi
Il trasferimento da un campo all'altro è un'esperienza terribile. Da Pola passa per Venezia, dove vede prigionieri fucilati mentre tentano di fuggire. A Tarvisio scrive: "si va in esilio, si entra in suolo straniero". A Neu Brandemburg la popolazione tedesca li aggredisce: "Alcuni ci sputano addosso. Incomincio a saggiare la perversità di questi cruccacci della malora".
Nei campi subisce la propaganda fascista. Ufficiali italiani filotedeschi cercano di convincere i prigionieri ad arruolarsi. Armando descrive con disgusto un colonnello italiano che fa il saluto romano a un sergente tedesco: "provocando il nostro vivo sdegno e ribrezzo".
Fame e sofferenze
Le condizioni sono disumane. "La fame è bestiale", annota. "Frequenti gli svenimenti, aumentano i congelamenti ai piedi, a stento trattengo le lacrime". Il trasferimento al campo di Oberlangen avviene in vagoni bestiame: "dopo cinque giorni in condizioni disgraziatissime, rinchiusi ed assiepati". Pulci, pidocchi e cimici infestano le baracche.
Dopo tredici mesi arriva un primo aiuto della Croce Rossa: otto gallette, diciotto formaggini e una scatoletta di latte. Intanto dalla propaganda fascista riceve pacchi assurdi: brillantina per capelli e spazzole, mentre un compagno riceve addirittura un paio di sci.
Al campo di Bielefeld i tedeschi tentano di costringerli al lavoro forzato in fabbrica. "Prima con le buone e poi con le minacce ci chiedono di lavorare ma il rifiuto è unanime".
Le atrocità
A Sandbostel assiste a esecuzioni brutali: prigionieri mitragliati perché guardano aerei alleati, tra cui il tenente Oprandi Luigi, suo compagno bergamasco, gravemente ferito. Un altro viene fucilato perché si lava vicino al filo spinato. Il tenente Quagliolo viene ucciso "per futili motivi".
La liberazione
Il campo di Wietzendorf, in Bassa Sassonia, è dove Armando trascorre la maggior parte della prigionia. Gli viene assegnato il numero 105273. Il 16 aprile 1945 gli alleati liberano il campo. "Un alto ufficiale alleato trionfalmente accolto viene ad annunciare la nostra liberazione. L'entusiasmo è indescrivibile, commovente. In ogni volto abbruttito da tante sofferenze traspare una gioia straordinaria. Da ora non sono più un numero, ho riconquistato la mia personalità".
Ma il rimpatrio è lento. Gli italiani sono considerati "il fanalino di coda" rispetto ai prigionieri delle nazioni vincitrici. Solo il 22 agosto 1945, grazie all'interessamento della Commissione Pontificia, Armando può tornare in Italia. "Vestiti come pezzenti con un misero fardello sulle spalle ma col morale alle stelle ci accingiamo a lasciare il suolo tedesco. Raggiungiamo raggianti il sacro suolo italiano. Commossi, emozionati, ci abbracciamo, non riuscendo a trattenere le lacrime".
L'incontro con i genitori, le sorelle e i parenti è "commovente al superlativo". Nel suo diario conclude: "Al tedesco disumano e crudele vada il mio perdono, ma non mi dimenticherò mai le persecuzioni, le angherie, i maltrattamenti subiti".
Il Tenente Colonnello Pietro Testa, comandante degli ufficiali a Wietzendorf, segnalò agli alleati che i nazisti avevano pianificato di massacrare i prigionieri italiani nei primi giorni di aprile 1945. Il piano non venne attuato solo per il precipitare della situazione bellica. Scrisse con orgoglio: "abbiamo resistito nel nome della Patria. Ricordiamo i nostri morti, morti di stenti, ma fieri. W l'Italia".
Armando da parte sua scrisse: "non mi sono piegato alle minacce, ai soprusi di un nemico assai crudele. Ho resistito ad ogni sacrificio. E questa per me è stata una grande vittoria morale. Cosa sia la prigionia nei Lager nazisti è inspiegabile; chi non l'ha fatta non può assolutamente capire".
Armando Testa raggiunse da ufficiale in congedo il grado di Tenente Colonnello. La sua testimonianza resta un esempio di coerenza, spirito di sacrificio e amor di Patria.

